domenica 26 maggio 2019

La ballata dei Sassi



La BALLATA dei SASSI. Vi racconto lo strano incontro con un romanzo e indirettamente con il suo magnifico autore.

Tutto è partito in un solito sabato pomeriggio di pieno inverno, febbraio, piovoso, pieno di noia e solitudine, di quelli che spesso mi capita di vivere quando son nuova in una città come Milano che ancora non conosco abbastanza, con pochi amici, per lo più conoscenti.

Sono inquieta, irrequieta, devo uscire nonostante la pioggia, quindi in solitaria indosso il mio piumino verde petrolio, il cappello nero, inseparabile compagno di viaggio a proteggermi il capo, esco da casa, attraverso il parchetto, arrivo in via Rombon.

Ho voglia di leggere, allora faccio due passi fino alla stazione di Lambrate, dove c'è una piccola libreria Mondadori, decido di trascorrere lì un po' del mio tempo, scegliere un buon libro per poi  passare in vineria ed iniziare a leggerlo in compagnia di un buon calice di rosso.

Arrivo in libreria, tre o quattro persone a gironzolar tra gli scaffali, il mio ombrello è zuppo d'acqua, lo poso nella custodia per non bagnare il pavimento, e come ogni nato sotto il segno della vergine che si rispetti, inizio il mio tour tra gli scaffali seguendo uno schema preciso: prima i due banconi centrali con tutte le novità del momento, e poi passo in rassegna tutti i titoli, dallo scaffale più lontano girando in tondo sino all'ultimo accanto alla porta d'ingresso.

Guardo e riguardo, sfoglio, leggo sinossi, vite e origini degli autori, passo in rassegna i grandi classici, ne prendo alcuni li porto con me nella mia minuziosa ricerca, torno indietro, li riporto al proprio posto tutte le volte che ne scorgo di nuovi che attraggono la mia attenzione.

La storia va avanti così per tre quarti d'ora circa, fino a quando rimango sola in libreria e il povero libraio mi fa capire che è quasi ora di chiusura.

Mi affretto, ho due romanzi in mano, due grandi classici, uno dei quali è proprio lui, il Dottor Zivago, ma non sono soddisfatta. Da buon pubblicitario quel che mi attrae di più di un libro è la sua copertina insieme alla breve bio dell'autore, e lì in quel tardo pomeriggio di febbraio non avevo ancora trovato il mio romanzo.

Mancava un ultimo scaffale, quello accanto alla porta d'ingresso. All'altezza dei miei occhi attrae la mia attenzione il dorso di copertina tra il giallo ambra e brunastro, con su stampato in lettere blu: La BALLATA dei SASSI.

Nei miei pensieri immaginavo due pietre danzanti tra loro, come spesso accade fra due cuori solitari e feriti che incontrandosi si riconoscono e ritrovano ritmo e vita in uno specialissimo battito comune.

Stretto stretto fra altri due libri riesco a tirarlo fuori dall'incastro. È lui il mio romanzo, è lui: in copertina una foto dei miei Sassi, della mia Matera, piena di colore e calore.

Apro, vado dritta in terza di copertina, voglio scoprire l'autore, Carlos Solito, c'è una sua foto, si intravede il suo viso, ha un che di familiare, ma non ci bado troppo.

Rimetto a posto gli altri due romanzi, vado convinta verso il libraio che tira un silenzioso sospiro di sollievo, pago, esco.

Davanti ad un calice di rosso, comincio a sfogliare le pagine de La BALLATA dei SASSI tra una chiacchiera e l'altra con qualche solitario come me al bancone.

Ho troppa voglia di iniziare a leggerlo sul serio, saluto l'oste e vado a casa sotto la pioggia che mi accompagna.

Preparo una tisana, sono pronta a cominciare il mio nuovo viaggio.

E che viaggio ragazzi. 

Inizia con una splendida dedica, di quelle che se fossi la destinataria scolpirei nel cuore senza mai dimenticarmene, poche parole di una potenza a tratti devastante.

Vivo fra le nuvole, in un universo parallelo eppure presto scoprirò che questo romanzo e il suo autore  riusciranno a comunicare con me come pochi riescono, fra sogno e realtà.

Racconta di un ritorno a casa, dopo anni vissuti ad inseguire chissà cosa, chissà chi, senza sapere che tutto quel che serve ha le dimensioni di un pugno.

Carlos entra nel dettaglio di ogni luogo, di Milano, di Londra, di Matera, di Aliano, racconta con precisione fotografica emozioni, stati d'animo e sentimenti. 

Quelli di Maria, giovane editrice milanese dal cuore in frantumi, quelli di Diego, autore sconsolato, quelli di Ettore, poeta ritrovato.

Si inseguono, si intrecciano le loro storie, si rincorrono, si sfiorano senza mai toccarsi, da Milano a Matera passando per il maestoso e a tratti struggente panorama lucano, quello che i più ignorano, e che ai pochi che conoscono provoca il cosiddetto "mal di Lucania".

Esiste e sì che esiste.

Un romanzo fatto di silenzi, di poesia, di incontri divertenti e grotteschi ma del tutto realistici.

Un romanzo che racconta la mia terra, la storia dei suoi abitanti, di chi se n'è andato senza più tornare, di chi sogna di andar via, di chi torna per ricominciare, di chi ha tanta voglia di ritrovarsi. Proprio lì, nella mia amata terra, nel ventre più profondo degli abissi, dove tutto ha origine in un'esplosione di bellezza.

A Carlos va il mio personale ringraziamento, per essere riuscito, per 270 pagine, a far battere nuovamente un cuore pietrificato che aspetta solo di tornare a danzare.

Lascio a voi il piacere della lettura.
Buon viaggio :)

La BALLATA dei SASSI


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